La loro classe assomiglia tanto ad uno
studio di registrazione. Sui banchi, al posto dei libri, ci sono cd, cuffie e microfoni, mentre sulla cattedra – accanto al tradizionale registro – spunta un mixer con centinaia di levette. Sono le 11 e la campanella ha rispedito in aula gli studenti della Terza media di Faloppio, piccolo paese del comasco alle porte con la Svizzera.
"Prof – esordisce una ragazzina con i capelli nero corvino – cosa ci fa ascoltare oggi"? "De Gregori", risponde l’insegnante di Italiano, Luca Piergiovanni. "Voglio che ascoltiate attentamente le parole di questa canzone, Generale, e poi le confrontiate con quelle della poesia Veglia di Ungaretti".
All’Accademia della Crusca, l’istituto nazionale per la salvaguardia e lo studio dell’Italiano, è molto probabile che arriccerebbero il naso. Ma questa moderna forma di didattica sta sbancando il web: le lezioni del "prof" Piergiovanni e dei suoi alunni sono diventate un podcast che, in poche settimane, ha scalato la classifica dei siti dedicati all’istruzione. Per scoprire come, bisogna andare all’indirizzo http://chocolat3b.podomatic.com. Intanto Mondo Erre si è fatto raccontare dal "prof" com’è nata questa avventura.
L’intervista
Che cos’è un podcast?
È una registrazione audio, in formato mp3, o video, che si può trovare su Internet. Il suo nome è un neologismo, che deriva dall’unione delle parole iPod – il diffusissimo lettore musicale di Apple – e broadcasting che vuol dire "trasmettere". Basta scaricarlo e può essere ascoltato ovunque: sull’autobus, mentre si va a scuola con il proprio lettore in mano, o in macchina con l’autoradio. E, ovvio, anche al computer.
Che cosa ci vuole per crearne uno?
Non serve chissà quale attrezzatura, ma sono sufficienti un computer, una
connessione al web, un mixer, un paio di cuffie e un buon microfono. Si possono trovare ovunque, e senza spendere un capitale. L’importante è che consentano di realizzare registrazioni di buona qualità. Questi file sono fatti per essere ascoltati e l’audio deve essere perfetto.
Come è nata l’idea di "Chocolat 3.B"?
Ho unito due mie grandi passioni, l’informatica e la radio, all’insegnamento. Prima di diventare professore di Italiano facevo il dj per alcune emittenti locali della Toscana, la regione dove sono nato e cresciuto. Un giorno, mentre smanettavo su Internet, mi è caduto l’occhio su uno dei tanti podcast che ci sono sulla rete e mi è venuta l’idea di crearne uno con i miei studenti per rendere le lezioni più divertenti.
Il successo è stato immediato, visto che in pochi mesi avete raggiunto i 700 iscritti. Ma che cosa si può trovare sul vostro podcast?
La mia materia, Letteratura, può risultare noiosa. Così ho provato a mescolare le poesie alla musica, che piace tanto ai giovani. Abbiamo analizzato le composizioni di autori come Montale e Ungaretti e ne abbiamo studiato le analogie e le differenze con canzoni di Vasco Rossi o Jovanotti, per citarne solo alcuni. Poi abbiamo trasformato questo lavoro in testi radiofonici, li abbiamo registrati e, infine, abbiamo pubblicato tutto sul web. Un modo originale di studiare, alternando i momenti seri alla battuta scherzosa, la spiegazione tradizionale al confronto.
Come hanno risposto i suoi alunni?
Direi alla grande: sono entusiasti di questa nuova esperienza e sperano di continuare a farla, nonostante abbiano terminato la scuola media. La bellezza di questo progetto è vedere i ragazzi che prima sbadigliavano sdraiati sul banco fare ora le corse per arrivare in classe. Lavoriamo fuori dal normale orario, per non rubare tempo alle altre materie. E, alle volte, mi devo arrabbiare perché vogliono incominciare subito e si dimenticano persino di mangiare.
Davvero niente male. Ci sono altri vantaggi?
Assolutamente sì: questo metodo consente anche di imparare a navigare in Internet e a usare le nuove tecnologie in modo critico. Non basta connettersi e scaricare il primo documento che si trova. C’è sito e sito: bisogna saper distinguere una fonte attendibile e selezionare le notizie confrontandole fra loro. E non ci si deve dimenticare mai di aggiungere le proprie riflessioni personali. Ma non è ancora tutto: realizzare un podcast vuol dire anche confrontarsi con un certo tipo di scrittura, quella destinata a comunicare con gli altri, significa acquisire una corretta dizione e imparare l’uso della voce e delle pause.
Questo vuol dire che l’insegnamento tradizionale deve finire in soffitta?
Niente affatto, credo si debba unire quello che c’era di buono nel metodo
tradizionale d’insegnamento con le opportunità che offrono oggi le nuove tecnologie. Io, ad esempio, continuo a pretendere dai miei studenti che imparino le poesie a memoria. Non si tratta di cambiare tutto, ma solo di aggiornare i vecchi metodi. Il mondo dei ragazzi, del resto, è quello dei telefoni cellulari, della Play Station e della Wii: bisogna aiutare loro ad usarli in modo corretto.
Quali altri strumenti, oltre al podcast, le nuove tecnologie offrono all’istruzione?
Ce ne sono tanti. Uno, ad esempio, è il webquest: si tratta di una sorta di ricerca guidata. Si parte da domande prestabilite da insegnanti, che verificano anche i siti Internet ai quali si può accedere. È un modo per evitare il copia-incolla e fare in modo che gli studenti si muovano con logica nel web. Che è infinito e, alle volte, offre anche informazioni sbagliate.
Un bell’aiuto. Che cosa sarebbero diventati, se queste tecnologie fossero esistite già qualche anno fa, i professori come Lei?
Bella domanda, non so cosa rispondere. Però, di sicuro, mi sarei divertito un sacco…
©Mondo Erre - Alex Vittone