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Calcio o schiavitù?

La schiavitù è un denominatore comune dei prossimi Mondiali di calcio, in Russia e in Qatar.

In Russia, almeno 110 lavoratori nord-coreani sono stati impiegati per la costruzione del nuovo stadio dello Zenit St. Pietroburgo, uno dei principali impianti. Senza diritti, pagati una miseria (100 dollari al mese, ma il 70% va al regime nord-coreano), costretti a dormire in container, senza acqua e riscaldamento.

È quanto emerge dal reportage shock della rivista norvegese Josimar. UnoSCHIAVI scenario, molto simile a quello del Qatar, dove si stanno costruendo gli impianti per i Mondiali 2022, già al centro delle polemiche per le condizioni dei lavoratori, che giungono da oltre confine.

La Fifa condanna, a parole, ogni violazione dei diritti umani, ma in Russia dicono che le leggi non vengono infrante.

Sull’altare del profitto

Questi sono i casi in cui il mondo dello sport potrebbe fare qualcosa di importante, minacciando di non disputare i Mondiali, ma la netta sensazione è che il peso del denaro abbia schiacciato i valori, in base ai quali, giusto o sbagliato che fosse, si arrivava a non partecipare alle Olimpiadi.

In tal senso, lo sport è specchio della società. Laddove, un tempo, erano le ideologie a dividere, oggi si chiudono non uno, ma due occhi. Basti citare la Cina, che risulta ancora una Repubblica, fondata sul pensiero comunista, e si comporta, vedi acquisti di società e giocatori, come il più capitalista degli Stati.

Se fosse solo il denaro a mettere d’accordo tutti, non sarebbe così scandaloso, soprattutto nel momento in cui il flusso monetario beneficia anche i meno ricchi. Ma qui si immola, sull’altare del profitto, la vita delle persone.

La politica si appellava a valori consolidati, discutibili ma umani, mentre la finanza risponde spesso a logiche glaciali e disumane. E siccome le ideologie arricchivano pochi o molti, mentre i soldi arricchiscono tutti i partecipanti al business, il silenzio, purtroppo, è... d’oro.

LA SCHEDA
Schiavi nel mondo

Se qualcuno pensa che oggi la schiavitù sia un fenomeno marginale, purtroppo deve ricredersi. Secondo il rapporto Global Slavery Index presentato dalla Walk Free Foundation il fenomeno è molto diffuso, anche nei Paesi più “civili”.

Dall’indagine risulta che nel mondo ci sono oltre 48 milioni di persone ridotte in schiavitù. A guidare questa sgradevole classifica, basata sulla percentuale di schiavi rispetto alla popolazione, c’è la Corea del Nord. Ad averne però il maggior numero risulta l’India, seguita da Pakistan e Bangladesh.

Nella classifica, non fa bella figura l’Italia, che occupa una posizione altissima: il 49esimo posto, seconda in Europa solo alla Polonia.
 
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