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Le ragazze cervellone

Direttrice del Comitato WE (Women Empower the World: “Con le donne un mondo migliore”), per molti anni portavoce per l’Italia del Programma alimentare mondiale dell’Onu, figura portante del gruppo Facebook SheSCIENCE. Vichi De Marchi è dunque una donna in azione, sotto il segno della scienza e della centralità delle donne nella costruzione e nel divenire della società.

Ecco cosa ha raccontato a Mondo Erre in occasione dell’uscita del libro Ragazze con i numeri, scritto con Roberta Fulci.

L’intervista

Continua a valere l’affermazione di quasi un secolo fa di André Breton, ilscienza fondatore del Movimento Surrealista, secondo il quale “le donne sono la sola risorsa contro l’invivibile”?
Sicuramente senza di loro, senza il pensiero, la presenza, l’agire delle donne, il mondo sarebbe meno vivibile. La cosa più ovvia è pensare che lo sarebbe perché le donne si sobbarcano le incombenze della famiglia; in realtà sarebbe meno vivibile un mondo che rinuncia allo sguardo e all’intelligenza femminili. Persino le aziende che hanno nominato donne nei consigli di amministrazione, funzionano meglio e fanno maggiori profitti. 

Quale, il segreto?
Le donne mostrano una minore propensione al rischio e più capacità di lavorare in squadra, anche quando svolgono funzioni dirigenziali. E sono sicura che avremmo meno guerre, se ai vertici degli Stati e nella politica ci fossero più donne in posizioni di spicco.

Su che cosa possono contare, le ragazze, per diventare donne consapevoli e decisive?
Sulle loro forze e sulla capacità di fare rete: da soli non si va da nessuna parte, uomini e donne, ragazzi e ragazze. Non è facile darsi valore, ma credo sia fondamentale. 

In che senso?
scienzaEsiste una non corrispondenza tra i risultati delle ragazze, ad esempio a scuola, dove tendenzialmente vanno molto meglio dei loro compagni maschi, e la sottovalutazione che le ragazze operano delle proprie capacità.
Qualcuno ha definito “sindrome dell’impostore” lo scollamento tra ciò che una persona è e ciò che la società si aspetta da lei: quando ottengono ottimi risultati su una specifica materia, spesso le ragazze pensano che sia stato un caso, o la fortuna e che presto verranno smascherate. 

Perché?
Colpa dei modelli che hanno assimilato, dei messaggi anche molto sottili, insidiosi, di cui è stata disseminata la loro crescita, in famiglia e a scuola. 

In quale misura le sue scienziate possono rappresentare dei modelli invoglianti, per le ragazze di oggi?
Ogni percorso di emancipazione, di conquista, di liberazione, ha bisogno di alleati ma anche di modelli a cui ispirarsi, soprattutto nell’età in cui si cresce e in cui è fortissimo il bisogno di trovare delle figure di riferimento. Le quindici scienziate del libro raccontano soprattutto la determinazione, la caparbietà con cui hanno perseguito il loro sogno, incuranti delle barriere culturali e degli ostacoli materiali che hanno dovuto superare. 

Lo ribadiamo: elemento portante di qualsivoglia impresa è la fiducia in se stessi, di cui troppi giovani denunciano la carenza. Che cosa può aiutarli a riappropriarsene?
La fiducia si conquista dando valore a ciò che si è e si ha: un bel voto,scienza un’intuizione, un talento per qualsiasi cosa, una buona manualità. Servono l’impegno, sapere che “volere è potere”, avere delle “guide”, cioè delle figure di riferimento, dall’amico, al prof, al conoscente che rappresenta un modello.
E poi conta costruirsi un universo fatto anche di letture, di stimoli, di scommesse. E accettare l’idea che ogni conquista costa tempo, fatica e sacrificio, ma che alla fine si potrà dire “ne è valsa la pena”.

Le ragazze attratte dalla scienza, su che cosa devono puntare e concentrarsi per forgiare la curiosità in interesse operativo?
Un primo scoglio da superare è evitare che nel passaggio dalle elementari alle medie si perda la fiducia nelle proprie abilità scientifiche: un ruolo importante spetta alla scuola, alla comunità degli educatori.
Inoltre serve capire che la scienza non è la sommatoria di conoscenze specifiche ma presuppone uno sguardo indagatore, aperto sul mondo; una capacità di fare squadra e di avere la cosiddetta visione “divergente”, tutte qualità che servono alla scienza e che le ragazze e le donne hanno ampiamente.

Quali, gli ostacoli lungo il percorso?
Perdere fiducia, pensare che la scienza sia appannaggio delle menti razionali, maschili. E accettare che, in quanto femmina, vadano bene altri studi. 

E quali, invece, le risorse da cui attingere? 
Avere dei modelli, darsi valore, pensare che se uno ha un sogno deve realizzarlo, tanto meglio se presuppone un percorso scientifico. Questo ambito reclama un crescente numero di persone: le grandi questioni del mondo, dall’uso delle risorse allo sviluppo sostenibile, richiedono un di più di scienza, meglio se al femminile.

Lei, intanto, ha apparecchiato un’opportunità…
Con amiche e amici scienziati, divulgatori, insegnanti, scrittori, editori, librai e bibliotecari, ci confrontiamo su questi temi in un gruppo Facebook che si chiama SheSCIENCE, a cui si può facilmente aderire. Si può cogliere una miriade di stimoli, inclusi quelli della migliore produzione letteraria per ragazzi, benché persistano stereotipi difficili da sradicare...

Il libro

Ragazze con i numeri. Storie passioni e sogni di 15 scienziate
Editoriale Scienza, pp. 204, € 18,90

Quindici figure dal Seicento all’oggi, che Vichi De Marchi presenta così: 
“Nel libro scritto con Roberta Fulci, una bravissima divulgatrice scientifica di 
RadioTre Scienza, descriviamo sia il contributo di scienziate che le storie di ragazze, poi donne, vissute in Paesi ed epoche diverse. Mostriamo il variegato contributo delle donne alla scienza, compresi nomi meno conosciuti al grande pubblico quale la cinese Tu Youyou (Premio Nobel per la medicina).

E raccontiamo al contempo pezzi di storia dell’Italia e del mondo: attraverso Laura Conti la tragedia ambientale della diossina a Seveso, attraverso Valentina Tereshkova la competizione Usa-Urss per inviare la prima donna nello Spazio, senza contare la dura battaglia antirazziale e antisegregazionista vinta dalla matematica nera Katherine Johnson. A nessuna di loro è stato regalato nulla, hanno dovuto conquistarsi pezzo per pezzo il loro futuro di scienziate”. 

© Ferdinando Albertazzi- Mondo Erre
 
 
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©AGOSTINO LONGO
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