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Coralli sempre più pallidi

Patrimonio a rischio

Scenari incantevoli, scorci variopinti, dimora di oltre un quarto delle specie marine presenti negli oceani. Per questo, sono state definite “l’Amazzonia degli oceani”: come le grandi foreste sudamericane, hanno conservato per millenni la loro bellezza, ospitando un patrimonio ricchissimo di colori, forme, pesci sgargianti e singolari. Adesso, però, non è più così.


Secondo gli scienziati, molte barriere coralline rischiano di morire: se più dei due terzi sono già stati distrutti o si stanno perdendo, entro il 2030 si potrebbero ridurre delcoralli 70%, mentre nel 2050 arriverebbe addirittura la loro totale scomparsa. Intanto, nel Mediterraneo, sono in serio pericolo 17 specie di corallo.

 
Buona parte dei danni è legata all’aumento del clima, che indebolisce la resistenza dei coralli anche all’inquinamento, soprattutto dei mari, provocando malattie e quindi la morte per “sbiancamento”: da rosso fuoco, arancione o verde brillante diventano bianchi. Il corallo morto viene poi subito attaccato dai pesci e sgretolato in poche settimane.

Un altro grave rischio, la pesca intensiva e, soprattutto, quella illegale: spesso, sono state utilizzate delle bombe, ora proibite, che facevano stordire gli animali con il veleno. E che deturpavano irrimediabilmente anche i coralli.

Alghe e tifoni, altri nemici

Le acque limpide sono fondamentali per la sopravvivenza delle barriere: se sono torbide, ostacolano il passaggio dei raggi solari, provocando una notevole sofferenza per le alghe che vivono nei banchi di coralli e che li colorano. Infatti sono proprio le piccole alghe a dare al corallo le caratteristiche tinte brillanti.

C’è però anche un problema legato alle alghe: se diventano troppe, soffocano le barriere. Finora, ci hanno pensato i pesci erbivori, tra cui il pesce pappagallo, e i coralliricci di mare: mangiandole, hanno tenuto sotto controllo il loro numero, lasciando al corallo lo spazio per crescere. Oggi però questi esemplari sono sempre meno, cosí le alghe si moltiplicano accerchiando le barriere.

 
Come se non bastasse, il cambio delle correnti, i tifoni sempre più frequenti, i violenti uragani, tutti fenomeni collegati al cambiamento del clima, stravolgono o addirittura distruggono l’ambiente naturale dei coralli.

La Grande Barriera Corallina

Si trova in Australia, al largo delle coste del Queensland, la più grande barriera corallina del mondo: 2900 barriere collegate tra loro, 900 isole, con un’estensione di più di 2200 chilometri lungo la costa nord-orientale dell’Australia, su una superficie totale di quasi 350 mila chilometri quadrati.

La Grande Barriera Corallina, che è a una distanza quasi uniforme di 80, 100 chilometri dalle coste, ospita un’infinità di forme di vita: 1500 specie di pesci e 3400 specie di coralli, molluschi, innumerevoli alghe, migliaia di uccelli marini.

Ma le notizie non sembrano confortanti: negli ultimi 27 anni ha perso più della metàcoralli dei suoi banchi di corallo e alcuni scienziati temono la sua estinzione entro 50 anni. Tra le cause, oltre al clima, la stella marina corona di spine, che si nutre dei polipi dei coralli e lo “sbiancamento”: il 95% dei coralli è già “sbiancato”.


Solo 4 ogni 520 barriere coralline godono di buona salute: e se nel nord della Grande Barriera Corallina i banchi sono rimasti relativamente stabili, nelle regioni meridionali ci sono le perdite più consistenti, in particolare negli ultimi dieci anni, per le tempeste che hanno devastato molti scogli. 

Blu e ricercato

Molto diffuso nelle zone tropicali di tutti i mari e oceani, il pesce chirurgo azzurro è preso di mira dai cacciatori di specie da acquario, che usano il cianuro per catturarlo: così, quando un pescatore lo utilizza su un pesce chirurgo nascosto all’interno di un corallo o in una fessura della barriera, questo veleno danneggia o uccide anche il corallo stesso, e gli invertebrati nelle vicinanze.


coralliAnche se non si sa su quanti esemplari vengano pescati nelle barriere coralline, i dati rivelano che, tra le circa 2300 specie marine più importate per finire nelle vasche, il pesce chirurgo è al decimo posto, anche per l’accattivante colore blu.

Tanto per dare un’idea, nel giro di un anno, sembra che siano oltre 130 mila gli esemplari che raggiungono il mercato americano. E poiché questo rappresenta circa la metà di quello globale dei pesci d’acquario, il numero totale di pesci chirurgo in commercio è probabilmente almeno il doppio. Sono così scomparsi da alcune zone dell’Indonesia, che era la riserva più grande per questa specie.

© Gianna Boetti-Mondo Erre
 
 
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©AGOSTINO LONGO
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