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Segnali di salvezza

Ripresa sulle vette

Può dormire sonni più tranquilli il leopardo delle nevi. In pericolo già dagli anni Settanta, l’animale, che vive tra le montagne dell’Asia centrale, tra i 3.500 e i 4.000 metri, è in crescita, soprattutto grazie alle iniziative nelle aree protette: gli adulti si aggirano tra i 2.500 e i 10 mila esemplari. I pericoli principali, finora, sono stati la distruzione del suo ambiente naturale, i cambiamenti climatici e la caccia, per la sua pregiata pelliccia.animale

Muovendosi inoltre su un’area di quasi 2 milioni di chilometri quadrati, che tocca 12 Paesi, si nutre non solo di animali selvatici, ma anche di bestiame: per questo è stato vittima degli allevatori. Tra il 2008 e il 2016, sono stati uccisi tra i 220 e i 450 capi ogni anno, con una media di un esemplare scomparso al giorno. Le perdite maggiori, in Cina, seguite da Mongolia, Pakistan e India.

Nel 2018 è andata bene pure ai gorilla di montagna. Per la prima volta dopo decenni, è migliorata la loro situazione: sono ormai un migliaio, nel 2008 erano circa 680. I primati, erbivori dal pelo lungo e scuro, sono concentrati in due zone africane: nella regione dei Monti Virunga, al confine tra Uganda, Ruanda e Repubblica Democratica del Congo, e in un’area all’interno del Parco nazionale di Bwindi, nell’Uganda sud occidentale.

Meglio per tigri, rinoceronti e orangutan

Sempre il 2018 ha segnato la ripresa delle tigri. Gli studiosi hanno infatti contato 3.890 esemplari, rispetto ai 3.200 stimati nel 2010. Un censimento di qualche tempo fa aveva già mostrato una discreta ripresa della popolazione in India: tanto per rendere l’idea, nel 2007 erano 1.411 mentre nel 2015 erano 2.226. Decimate dalla caccia e dalla drastica riduzione dei loro territori, le tigri un tempo erano presenti in 23 Paesi in Asia: ora lo sono solo in 11, mentre sono scomparse completamente, ad esempio, dalla Cambogia e dal Vietnam. 

rinoNon si può ancora cantare vittoria, ma qualche segnale positivo c’è anche per il rinoceronte indiano: nel 1975, erano circa 600 ad aggirarsi nelle praterie di erba alta e nelle foreste tra Nepal e India, suo territorio prediletto. Ora, questo bravo nuotatore, dall’udito ed olfatto eccellenti, ha raggiunto le 3.000 unità.   

Dall’Indonesia un segnale confortante. Il Parco Nazionale Sebangau, che ospita la più grande popolazione di orangutan selvaggi nel mondo, sta facendo i conti con la loro crescita. Attualmente, sono circa 6.000, quasi un dieci per cento in più rispetto al 2007. Un po’ di tranquillità per questi animali dal pelo lungo rossastro che vivono solo nell’isola di Sumatra e nel Borneo.

Una curiosità: questi primati hanno una notevole estensione delle braccia. Allungandole, la distanza tra le dita della mano destra e quelle della sinistra di un maschio può raggiungere i 2 metri, una misura notevolmente maggiore dell’altezza, che si aggira sul metro e mezzo, che fa quasi toccare le mani al suolo quando è in piedi.

Buon “salto” anche per il grizzly, l’orso bruno nordamericano. Negli anni Settanta, nelle foreste di conifere delle zone montuose, erano più o meno 700. Ora, secondo i ricercatori, il loro numero è più che raddoppiato.

Balenottere in ascesa

Verso la fine del 2018 sono arrivate belle notizie per la balenottera comune: questo gigante dei mari, lungo fino a 22 metri, 70 tonnellate di peso, secondo animale del pianeta dopo la balenottera azzurra, vita media di 80 anni, si sta “allargando” discretamente. La speranza è quindi di una vera e propria inversione di tendenza, dopo un aumento progressivo.

Infatti, da qualche anno, nel Mediterraneo, si fanno avvistamenti di nascite o di piccoli neonati, di circa 6 metri e 2 tonnellate, soprattutto in prossimità delle coste della Provenza o della Corsica. Finora, il suo maggior pericolo è stato il trafficogrizzly marittimo, perché sembra incapace di evitare gli scontri con le grandi imbarcazioni. 
Ancora una bella rivincita: è riapparsa sull’isola di Fernandina, nell’arcipelago delle Galapagos, una specie di tartaruga gigante ritenuta estinta da oltre un secolo, la Chelonoidis Phantasticus. L’ultimo avvistamento risaliva al 1906. 

Rovescio della medaglia

Ci sono specie, tuttavia, che fanno fatica a sopravvivere. O già si sono estinte. Un dato su tutti: in poco più di 100 anni il numero degli animali sulla Terra si è dimezzato. In particolare, corrono gravi pericoli gli elefanti di foresta, che hanno subìto un calo della popolazione del 70% dal 2002 ad oggi. Vittime soprattutto della caccia, per le zanne considerate preziosissime: in Africa, ogni anno, ne vengono uccisi per questo motivo circa 20 mila. 

Se i leoni africani, in un secolo, sono scesi da 200 mila a 20 mila, non stanno meglio le antilopi africane: 5 specie stanno per scomparire. Tra queste, c’è anche l’antilope più grande al mondo, l’Eland gigante o di Lord Derby. Ne restano tra i 12 mila e i 14 mila capi. Negli ultimi 25 anni, è crollata decisamente pure la popolazione dei gorilla di pianura occidentale: si è ridotta di circa il 70%. Secondo le stime attuali, nel 2070, rimarrebbe solo il 20% dei gorilla che oggi vivono nelle foreste del centro Africa. 

scinAltra parte del globo, altri animali in pericolo. Il Polo Artico, per l’innalzamento del clima, si sta piano piano sciogliendo e gli orsi polari, che oggi sono circa 22 mila, rischiano di non avere più un luogo in cui vivere. Il ghiaccio è importantissimo per la loro sopravvivenza, soprattutto in estate quando devono procurarsi il cibo per affrontare l’inverno. Ottimi nuotatori, trascorrono le loro giornate nuotando, riemergendo e riposando. 

Estinti o quasi

Ancora in discreto numero negli anni Ottanta, l’ultimo esemplare è morto nel 2009. Ormai ridotto ai minimi termini il leopardo dell’Amur: una settantina di esemplari che vivono nella regione da cui prende il nome, nelle foreste tra Mongolia, Cina e Russia. È stato cacciato senza pietà per la sua pelliccia, folta e morbida, che serve a proteggerlo da inverni particolarmente rigidi. 

Quasi del tutto scomparso dall’America centrale e meridionale, il giaguaro sopravvive, in piccolissime cifre, soprattutto nel bacino amazzonico. Per il più grande felino americano, la riduzione delle fitte foreste, il suo territorio prediletto, è stata fatale: avvicinandosi sempre più ai villaggi in cerca di cibo, ha finito per essere ucciso dai pastori o dai cacciatori.
 

© Gianna Boetti-Mondo Erre



 
 
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©AGOSTINO LONGO
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